Un caffè con – le nostre interviste

0-12-2015

Tredici racconti sulle donne, ecco: «Donna è…»

«Donna è…», il libro di Luciana Navone Nosari presenta tredici racconti che mostrano altrettante sfaccettature dell’universo femminile
Di: Milo Julini 

Parliamo con Luciana Navone Nosari del suo ultimo libro “Donna è…”, apparso nel novembre di quest’anno. Luciana Navone Nosari è nata a Villar Perosa e sin dall’adolescenza vive a Torino, dove oltre alla scrittura si è dedicata all’altra sua passione, la pittura. Dopo aver vinto il concorso “Poeti al video”, alcune sue liriche sono state pubblicate su un volume dallo stesso titolo e su “Tendenze poetiche”. Prima di “Donna è…”, ha scritto i romanzi “Carezze di Luce” (2000); “Profumo di tiglio” (2006); “Specchi di ghiaccio” (2008); “Viola di vento” (2011); “Stelle di carta” (2014). Nel 2013 è uscita la sua raccolta di poesie “Bagliori”. Parliamo con lei del suo ultimo libro “Donna è…”, apparso nel novembre di quest’anno.

“Donna è…” rappresenta la sua prima raccolta di racconti? Fino allo scorso anno avevo privilegiato la stesura di romanzi, con l’eccezione di una raccolta di poesie, di tre racconti facenti parte di altrettante antologie e di alcuni componimenti poetici pubblicati in due diversi volumi. Con “Donna è…” mi sono voluta cimentare in una raccolta di racconti. Per quale motivo? Credo che in primis si sia imposta la mia predilezione per “le sfide”, soprattutto quelle con me stessa. Da subito mi sono però appassionata a questo genere, che mi ha dato l’opportunità di immergermi in situazioni talmente differenti l’una dall’altra da risultare a volte diametralmente opposte.

Questi racconti “indagano” sull’universo femminile? Le sfaccettature che caratterizzano l’universo femminile sono innumerevoli. Come si può evincere dalla quarta di copertina, lo paragono a “una gonna plissettata, che è identica sia sul diritto sia sul rovescio. Ciò che da una parte emerge, dall’altra è l’esatto contrario. Pertanto, “Donna è… anche” (le stesse tre parole con cui esordisce il commento che si trova alla fine di ogni racconto) simile a una gonna plissettata. Talvolta, però, è proprio nelle concavità che si cela la sua vera essenza. Come si potrà capire, allora, se si tratta del diritto o del rovescio?”. La donna è dunque un mistero. Rimasto insoluto, dopo migliaia di anni di studi, di ipotesi, di considerazioni.

Quali sono state le fonti di ispirazione dei racconti? In “Donna è…” ho cercato di cogliere alcune fra le innumerevoli sfumature che la contraddistinguono, attingendo da esperienze personali, da incontri casuali, da stralci di discorsi carpiti per la strada, nei negozi, sul tram, da racconti e confidenze raccolti più o meno occasionalmente. Quasi tutte le storie sono testimonianze “vere”, vissute anche e specialmente di persona, come la persecuzione subita da uno stalker, l’intervista a una suora di clausura, le vicissitudini dei pazienti oncologici conosciuti come volontaria al San Giovanni Antica Sede, gli incontri con gli abitanti del mio quartiere, le persone avvicinate per strada perché mi incuriosivano, le avventure vissute in famiglia e con le nipotine, i ricordi dell’infanzia, le sensazioni captate attraverso chi, trovandosi in difficoltà, mi ha chiesto aiuto o semplicemente di essere ascoltata. Alcuni di questi passaggi possono apparire paradossali, ma do la mia parola che proprio quelli dalla parvenza paradossale sono del tutto autentici e non inventati.

Troviamo racconti di pura fantasia?

Le vicende nate dalla sola fantasia sono davvero poche, ma immancabilmente basate e create attraverso la conoscenza sperimentata con le donne che hanno attraversato la mia vita (a cui va la dedica del libro, insieme agli uomini che hanno cercato di capirle), siano esse amiche storiche o “colpi di vento” che l’hanno appena sfiorata, ma che mi hanno arricchita, tutte, di emozioni, di sensazioni indimenticabili. Perché sempre e comunque ispirate dalla vita.

Al termine di ogni racconto si trova sempre il commento “Donna è… anche”. Cosa significa? Ogni racconto termina tracciando, in una sola riga, una sorta di “commento-suggerimento” sgorgato da una comune fonte: quella della sua protagonista. Che talvolta, proprio in virtù delle innumerevoli sfaccettature femminili, si è moltiplicata ramificandosi in altre sfaccettature, delineando personaggi apparentemente secondari ma non per questo meno incisivi.

A storie e a personaggi tanto diversi corrispondono anche diversi stili narrativi? 

Claudio Ozella ha parlato, nella sua prefazione, di “diverse sfumature intellettuali, spirituali, umane e psicologiche che costituiscono l’universo femminile, amalgamate in diverse soluzioni stilistiche…”. Gli sono grata per aver colto, e quindi capito, la mia intenzione di trasferire anche nei differenti stili la straordinaria versatilità del modo di sentire, di emozionarsi, di amare, di odiare, di lottare, di vivere, delle donne. Perché, con la scrittura, ritengo non sia possibile descrivere nella stessa maniera, con il medesimo linguaggio la passione, l’indifferenza, l’emozione, il silenzio, la meditazione, la spiritualità, la voglia di avventura, il desiderio di evasione, di vendetta, di amore… Un analogo criterio vale per la lunghezza dei capitoli, decisamente variabile da uno all’altro e legata alle esigenze di ogni singolo intreccio. Non è forse vero che in pochi versi si può racchiudere la storia di una vita compiuta, mentre in centinaia di pagine è possibile contenere la cronaca di un solo giorno? Così come un racconto può accogliere tanto intere esistenze quanto pochi minuti, tanto avventure descritte con ampiezza di particolari quanto emozioni esposte in misurate parole… Ecco perché i tredici capitoli presentano stesure differenti sia nello stile sia nel numero delle pagine.

Come ha affrontato gli aspetti dolorosi della vita delle donne?

Ho narrato episodi talvolta dolorosi, velati di sofferenza e di malinconia, talvolta grotteschi, teneri o ironici, imponendomi però di non far emergere un’eccessiva tragicità – sebbene le cronache e la stessa realtà non ce la risparmino -. Ho difatti cercato di lasciare, laddove era possibile, un po’ di spazio ai sogni, che costituiscono una delle colonne portanti della vita di ognuno di noi. Come riusciranno dunque le donne a “guardare” e ad “andare” avanti, nonostante le difficoltà che incontrano nella vita? Aggrappandosi a quanto di onirico è lecito – finanche doveroso – scorgere, al di là di quella nebbia formata dalle prove più dure. Per non soccombere. Per non arrendersi mai.

 

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Da <<Il nostro Tempo>> del 6 dicembre 2015

 

I tredici racconti che compongono l’ultimo libro di Luciana Navone Nosari Donna è… sono lo stadio ulteriore di un’evoluzione continua dell’autrice già presente nelle opere precedenti, siano esse poesie o romanzi. I racconti, infatti, sono cesellati da una scrittura solida, sicura nel padroneggiare le diverse sfumature intellettuali, spirituali, umane e psicologiche che costituiscono l’universo femminile, amalgamandole in diverse soluzioni stilistiche, in una sintesi armoniosa e avvincente, che conquista i cuori e le menti di lettrici e di lettori perché nascono in un’ottica di compenetrazione e comprensione tra uomo e donna o, almeno, tra gli esponenti più sensibili e intelligenti dei due sessi. L’autrice, infatti, evitando la trappola di stereotipi, luoghi comuni e falsi conformismi, dà una visione a trecentosessanta gradi della donna per quello che è in rapporto a sé, agli uomini, alla società, alle altre donne, alla natura, alla religione, alla spiritualità e alla Storia illuminandone virtù, vizi, lati in luce, lati in ombra, miserie e nobiltà. In questo senso, è esemplare il racconto che apre la serie, La cartomante, in cui una moglie sospettosa innesca un pirandelliano gioco delle parti che sfocerà in un finale beffardo e crudelmente ironico. Le due querce è un inno struggente e commovente al coraggio della donna, scolpito su un diario, che raggiunge vette di pura poesia: la protagonista, infatti, dopo aver abbracciato l’Eden nella sua essenza terrena e divina, ne è insidiosamente scacciata da una serpe lignea e insidiosa che sarà sconfitta dal frammento di divino che lei conserva nel suo cuore e che la sosterrà vincente e trionfante, nel passaggio dalla vecchia alla nuova vita. In Firmata… per sbaglio, il proprio nome, tanto detestato dalla protagonista, sarà invece la sua salvezza quando è coinvolta, suo malgrado, in un intrigo pericoloso; un racconto che miscela perfettamente tensione e ironia, racconto poliziesco e d’azione. Lettera a due amiche riprende e rielabora lo stile epistolare, narrando come la protagonista, in seguito alle vicissitudini in cui incorre a causa del battesimo di una nipotina, del primo giorno di scuola dell’altra e di due“rilassanti”giorni a Roma, scopra in chi risieda la vera amicizia. A proposito di congiuntivi è un racconto proustiano della memoria che serve alla protagonista a imparare come ostinarsi su un dettaglio possa deviare, e non sempre per il meglio, il proprio destino. Il palazzo d’epoca è un superbo incontro tra Ibsen e Pirandello, in cui l’amore totalizzante e totalitario di una donna, spinto fino all’annullamento di sé, la trasforma, dopo un’atroce scoperta, in un’erinni spietata, traboccante d’odio. L’uniforme bianca è un racconto nato dall’incontro tra gli elementi migliori della narrativa romantica e di guerra, in cui quest’ultima dalle sue atrocità genera un amore grande, eterno, assoluto, che le difficoltà affrontate rendono più forte, puro e indissolubile, suggellato da un finale toccante e commovente che muta un addio in un arrivederci tenero e delicato. Finalmente tutti d’accordo, un divertente ritratto familiare, mette in luce il provvidenziale senso pratico delle donne. E il telefono squilla… utilizza la tensione del thriller e sequenze dalla dinamica cinematografica per affrontare un tema tragicamente attuale, le molestie contro le donne. L’inferno quotidiano della protagonista è scandito dagli squilli ossessivi del telefono, che la trascinano in progressivi gironi infernali da cui uscirà verso la luce, con un inaspettato rovescio del gioco. L’autrice, in Fedeltà… sempre?, con un uso sapiente di umorismo e ironia dimostra che la coerenza mal interpretata può portare a scelte assurde, come la protagonista del racconto scopre a sue spese. Fra la gente… è un ottimo esempio di fusione tra narrativa e sociale: la protagonista, infatti, nel percorrere luoghi, quartieri e contesti diversi vede delinearsi davanti agli occhi la planimetria vivente della società nei suoi chiaroscuri, illuminati di speranza, però, dal caleidoscopio della maternità in tutte le sue sfaccettature, rilucente di vita e amore autentici. La scelta, il dialogo tra la protagonista e una suora di clausura sulla scelta di quest’ultima, è un aprirsi al divino e al mistero che pervadono la vita, e la risposta al finale spiazzante e inatteso, forse, è scritta nel cuore, a volerlo ascoltare. Conclude la serie dei racconti Quando si metteva il cotone sulle punte, un amarcord dolce-amaro sul “quando eravamo bambine”, dai toni felicemente felliniani, che non si pietrifica nel passato ma ne coglie i semi più preziosi per trapiantarli nel futuro, nella convivenza traboccante di vita dell’antico pino e del giovane abete.

Luciana Navone Nosari è riuscita a comporre un arazzo multicolore di vite, storie, destini attraversato da una polifonia di suoni, profumi, colori, che rendono foreste, città, quartieri protagonisti, e specchi che riflettono la pluralità dei caratteri femminili, e il loro effondersi tra terra e cielo, tra luce e tenebra.

Claudio Ozella

Acquistabile anche in versione e-book su Amazon. In versione cartacea: a Torino Libreria Bodoni, Il Mondo delle meraviglie, Il Tempo Ritrovato.

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Da <<La Precollina>>

La Precollina

Dicembre 2015

Lunedì, 07 Dicembre 2015 00:00

Donna è…

Scritto da  Graziella Naurath

Tredici racconti sulla donna che l’autrice paragona ad una gonna plissettata, dove le pieghe si rincorrono per formare un rientro, ed è proprio in quella conca che si nasconde la sua vera natura. Una donna, quella descritta da Luciana difficile ed enigmatica da scoprire. Ci presenterà il suo diritto o il rovescio? Quale delle due sarà luce e quale ombra? Dietro le pieghe di questa gonna virtuale nascoste nella trama dello stesso tessuto, ammiccano le mille personalità dell’essere femminile che prima si nascondono e poi mostrano una verità che mai avremmo immaginata. La scrittura di Luciana, misteriosa ed ironica, riesce a far emergere la zona cieca, l’ombra oscura di ciascuna donna, i suoi vizi e le sue virtù in un caleidoscopio di racconti che ti lasciano senza fiato. Un viaggio gradevolissimo nel pianeta donna dove finiscono gli amori ma non l’Amore.

 

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Da Francesca Levo Calvi, e-mail del 29 febbraio 2016:

I tuoi sono racconti davvero preziosi,  mi ispirano molto, entrano le tue figure femminili… sei una scrittrice da sempre, credo, perché si sente nella tua capacità di far calare il lettore nelle situazioni, e poi, per me he amo i classici, è davvero piacevole leggere un italiano vero, rifinito, complesso da pulito, ricco ma non sovrabbondante!

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Da Daniela Messi, su Facebook del 6 marzo 2016

Un breve commento su “Donna è…” che amo tantissimo! Una singolare raccolta di racconti a tema; e il tema è… “L’eterno femminino” (come scrive Goethe, nel Faust, “L’eterno femminino ci trae in alto”…)

13 racconti, divertenti o drammatici, stralunati e frenetici oppure lirici e commoventi, con una caratteristica comune: una piccola sorpresa finale… 13 e più figure femminili, diverse, mai perfette, a volte sorprendenti. Luciana racconta senza ipocrisia e conformismo, non ha paura di descrivere, in qualche caso, protagoniste politicamente scorrette. Sempre racconta con ironia…

Una lettura consigliata anche nell’imminenza della Giornata della Donna: per riflettere, per divertirsi, per commuoversi.

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Da Elisabetta Vitzizzai, suFacebook 16 Aprile 2016

A proposito di DONNA E’… Le tue donne, Luciana, sono capolavori di grazia e di perfidia e i finali delle storie, così rasserenanti, sono come vorremmo che la vita sempre ci regalasse. Grazie, il tuo libro in questo periodo per me ancora doloroso è stato quasi…terapeutico. Mi ha fatto passare ore piacevoli perché di certo la fantasia non ti manca nell’inventare vicende paradossali, comiche, grottesche, tragiche che virano nella commedia, e tutto con uno stile limpido, un linguaggio accurato. C’è sentimento ma non sentimentalismo, ironia ma non sarcasmo e dai racconti traspare la vita vera in tanti profili di donne in cui possiamo riconoscerci o riconoscere qualcuna di conoscenza…