Prefazione di Claudio Ozella

Leggeri soffi di vento che, sfiorando il viso e il cuore, portano con loro le voci e i sentimenti di chi ci ha preceduto, e che, nel bene e nel male, vivono in noi, anche se conosciuti solo nell’attimo immortalato da fotografie, da cui escono, abbracciandoci con un trasporto che partecipa di cielo e di terra. Luciana Navone Nosari in Refoli di vita ha composto un’alchimia narrativa in cui saga familiare, romanzo storico e poesia sono guidati con mano sapiente e sicura all’apice delle loro potenzialità narrative, arricchiti da un uso del flashback cinematografico che trasforma un foulard in un amarcord, come se il frammento di anima, lasciato da chi l’aveva indossato, fuoriuscisse magicamente, in un incontro simbolico tra Fellini e Proust. I personaggi maschili e femminili sono cesellati con il vigore di Pavese e l’afflato spirituale di Manzoni, personalità che conquistano e commuovono il lettore, che vive, ama e soffre con loro dalla prima all’ultima pagina, in un periplo esistenziale che parte da Dronero, prosegue in Francia e approda a Torino, in una rapsodia polifonica, multicolore, ribollente di colori, profumi, passioni, sensazioni, sentimenti, celebrazione autentica e non retorica della vita, nelle sue multiformi sfaccettature. In particolare, l’autrice, in un gioco audace di composizione e scomposizione, ha mescolato nuovamente temi ed elementi caratteristici del suo stile narrativo, senza cadere nella trappola degli effetti sicuri e garantiti, ma scoprendone nuove potenzialità che ha posto sulla sua tavolozza interiore, per ritrarli in un arazzo vivente che interseca armoniosamente anime di persone e luoghi, protagonisti paritetici, che infondono alla storia anima, carne e sangue. Su di loro le stelle, non astri freddi, indifferenti delle sorti umane o stucchevoli elementi coreografici, ma angeli partecipi che sostengono, seguono, e infine sollevano le anime dal giogo terreno per condurle, con mani materne e affettuose, alla pace divina della casa paterna.