Recensione di Daniela Messi -

Bello e avvincente… Comincia come un thriller che si chiude mantenendo il suo alone di mistero. Prosegue come una saga, tornando indietro nel tempo, per un arco di 90 anni, con continui flashback e tenere immagini di famiglia, arte e archivi. “Refoli di vita” apre sorprendenti spiragli sulla vita dei nostri avi e delle nostre ave, del nostro passato, tra miseria e dignità, grandezza d’animo, sacrificio e capacità di godere la vita nella sua pienezza, fra ombre e luci. Una grande, inaspettata, storia d’amore, Antonio e Caterina, nasce sullo sfondo della storia di un Piemonte rurale e una Torino sabauda, che vive gli echi dolorosi della I Guerra mondiale, la rivolta del Pane e della Pace, l’epidemia di Spagnola come una peste di manzoniana memoria. Una città ancora capitale nell’anima, con le sue tante luci che non possono competere tuttavia con il fulgore delle stelle. Le stelle, protagoniste – come la natura – di tutti i romanzi di Luciana Navone Nosari. Fra le protagoniste femminili, Caterina – Rina è l’indiscussa e indomita eroina; ma tutte sono straordinarie e vere, sia che si tratti di personaggi di fantasia sia che si tratti di personaggi reali. E sia che le contraddistingua la nobiltà d’animo, la generosità, la mitezza, la durezza o la meschinità (che per altro l’Autrice si limita a registrare ma mai giudica). Alla fine ne esce uno stupendo affresco dalle tinte fresche e intense, che si legge come un thriller fino all’ultima riga e all’ultima stella… (Daniela per B & M)

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RECENSIONE di Claudio Ozella su <<La Voce e il Tempo>> novembre 2018:

Luciana Navone Nosari scrittrice, pittrice e poetessa torinese, torna in libreria con un nuovo e appassionante romanzo, «Refoli di vita» (Ebs Print, pp. 211, 13 euro), che apre sorprendenti squarci di vita tra passato e presente, per un arco di 90 anni, dalla Torino sabauda che vive echi della Prima guerra mondiale, ai giorni nostri.

1980, in una località piemontese. Una giovane donna, Virginia, si aggira sconvolta e smarrita. Ha appena scoperto che la signora Bonnet, l’ostetrica che aveva fatto venire al mondo sua figlia, è morta, investita sotto casa da un pirata della strada. Quella donna aveva custodito per anni un segreto che riguardava la sua famiglia e che lei stava finalmente per scoprire… Estate 1886, Tetti di Dronero. Le sorelle Caterina e Adelaide aspettano con impazienza l’arrivo di Masino, il caviè, un commerciante che gira per i paesi comprando i capelli di ragazze e signore per rivenderli ai fabbricanti di parrucche. Le due ragazze, in cambio, vogliono acquistare pizzi da cucire per il corredo matrimoniale… L’affare va in porto, ma provoca l’ira della madre, donna dai rigidi costumi, che per punire quello che ai suoi occhi è un peccato di vanità, obbliga le due figlie ad andare in Francia come lavoratrici stagionali, a raccogliere lavanda. Anni dopo Caterina e il marito, trasferitisi a Torino, aprono una trattoria e vivono sereni, finché la donna riceve una lettera dalla sorella Adelaide che le chiede di prendersi cura di sua figlia Françoise, per proteggerla dalle conseguenze di una relazione sbagliata, di cui dovrà mantenere il segreto. Caterina accetta e questa scelta avrà conseguenze dolorose, perché introdurrà una serpe nell’Eden familiare, che avvelenerà anche i rapporti con la sorella. La donna affronterà con fede e coraggio le prove a cui la vita e la Storia la sottoporranno, finché, in un finale liberatorio e commovente, Caterina e Virginia si riuniranno nell’affetto e il nodo del segreto sarà sciolto. Luciana Navone Nosari ha composto un’alchimia in cui saga famigliare, romanzo storico e poesia sono guidati con mano sapiente all’apice delle loro potenzialità narrative, arricchiti da un uso del flashback cinematografico che trasforma un foulard in un amarcord, come se il frammento di anima, lasciato da chi l’aveva indossato, fuoriuscisse magicamente, in un incontro simbolico tra Fellini e Proust. I personaggi conquistano e commuovono il lettore, che vive, ama e soffre con loro dalla prima all’ultima pagina, in un periplo esistenziale che parte da Dronero, prosegue in Francia e approda a Torino.

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Da Angela Sepe Novara:

REFOLI DI VITA, l’ultimo DONO letterario della SCRITTRICE Luciana Navone Nosari: l’incanto delle parole, la leggerezza di saper porgere il quotidiano, trasfigurandolo in momenti di poesia, le sfaccettature della vita, quella di Caterina, di sua sorella e dei personaggi sapientemente descritti negli intrecci più imprevedibili, anche quando il cielo si incupisce e lascia il posto al buio della notte, aspettando la luce chiara delle stelle.

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Da Tai :

Non riuscirò più a guardare una stella senza pensare ai tuoi Rina e Toni. Con questo romanzo ti sei proprio superata!

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Da Luigi Schifitto:

Finito il libro: bellissimo, emozionante, un tutffo nel passato che ti fa quasi rammaricare di non averlo vissuto. Per me che sono cresciuto in Sicilia è stato bellissimo scoprire come certe situazioni somiglino a quelle che mi raccontavano i miei genitori e i miei nonni avendole però vissute a migliaia di kilometri di distanza: la spagnola e i tanti morti che si portò dietro, la grande guerra da cui mio nonno tornò pluridecorato e con una scheggia di granata nella spalla, le difficoltà economiche di chi viveva in città, i valori etici di chi viveva in campagna con poco ma facendoselo bastare tanto da condividerlo con gli altri… Non posso far altro che ringraziarti per averlo raccontato, con i tuoi modi gentili, col tuo linguaggio elegante, con la tua bella visione della vita.

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Da Nino Nocera all’amico Luigi:

Ho appena finito di leggere il romanzo di Luciana Navone Nosari, attraversando l’Italia in treno per raggiungere la meta delle mie vacanze natalizie. Una buona parte della tratta l’ho percorsa con questa compagnia, ottima. Mi è piaciuto molto. Leggendolo, perfetto nella forma impreziosita dall’uso di termini non comuni nella contemporaneità del tvb e dei xché, sentivo quasi risuonare in mente la voce pacata e rassicurante della scrittrice. Ammiro in  Caterina la qualità eccezionale, nonostante il punteruolo…, di individuare nella sua vita tanti pezzi di Paradiso da evidenziare affinché i figli possano sempre avere il coraggio di vivere. E che coraggio abbisognava in quell’epoca in cui non solo le mamme ma anche le ‘cite’ erano perennemente vestite a lutto. Concordo sul distinguo tra rassegnazione e accettazione e sul salire la scala della vita sempre ‘in davanti’. Luigi, in ‘forse non sappiamo insegnare come si deve voler bene per aver del bene e stare bene’ ho rivisto tanti dei genitori dei nostri alunni, ahimè. Tutti dovremmo poter guardare almeno una volta nella vita le stelle in compagnia. Ma questo, come spesso ti ho detto, non è un privilegio per tutti.

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Da Umberto Maccioni:

Cara Luciana,

ho appena finito di leggere il tuo libro “Refoli di vita”.
E’ un ricordo struggente aiutato dalla fantasia e dallo sguardo carezzevole sulle foto dei nonni, uniche testimoni di un vissuto intenso, tra guerra, pandemia spagnola, giovani figli scomparsi, appena mitigato da episodi ammirevoli.
Caterina, l’impareggiabile “Catlina” e il suo foulard, è un personaggio sublime, col suo amato Toni e la sua “Cita” che presumo sia stata tua mamma.
In quel periodo difficile c’è comunque chi riesce a vedere la bellezza del creato, la bellezza dei fiori, degli alberi, delle montagne…Non occorre attendere l’Aldilà per trovare il Paradiso, il Paradiso è qui sulla terra, dice il maestro Lusemba, ma sei tu che lo scrivi, Luciana, dettato dal tuo cuore e dai tuoi sentimenti.
Voglio credere che, ancora oggi, alzando gli occhi al cielo, a fianco di chi ti sta accanto, riesca a vedere le stelle brillare.

L’intercalare del dialetto piemontese infine (chiedo scusa se mi cito) mi riporta ai miei venti anni: era il 1950 e arrivai a Torino da militare. La prima bevanda al cioccolato che assaggiai fu Al Bicerin di fronte alla Consolata. Mi ci aveva portato una graziosa piemontesina che poi diventò mia moglie.
Grazie, cara Luciana, del tuo bel libro.

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Da Massimo Rondi:

Refoli di vita” (Luciana Navone Nosari, 2018 EBS Print) mi è piaciuto perché è una storia che racconta la Storia. La storia bella di una grande, generosa donna (Caterina detta Rina, la nonna dell’Autrice) e la grande Storia che passa anche per le valli pinerolesi e per la capitale sabauda. In particolare Luciana Navone Nosari ricorda un episodio a lungo colpevolmente dimenticato: i moti di Torino del 1917 per il pane e per la pace, spontaneo sommovimento pacifista di cui furono protagoniste soprattutto le donne.
Annoto anche una coincidenza baltariana: “Mi dispiace per loro, perché Nosgnor a paga tard ma a paga largh…” afferma ad un certo punto la protagonista a proposito di un episodio scottante e di un comportamento riprovevole. Come non ripensare al collega sensitivo del commissario Martini di #GiannaBaltaro? Quel commissario Ricciardi creato da Maurizio De Giovanni che – nella Napoli degli Anni Trenta – si fa lentamente guidare nella soluzione di un caso (La condanna del sangue) dalle parole proverbiali ripetute, fino alla fine dei tempi, da una delle vittime: ” ‘ O Padreterno nun è mercante, ca pava ‘o sabbato “… Le azioni, buone o cattive, non sono premiate e punite da Dio all’istante, o con una scadenza prestabilita, ma in modo imperscrutabile e tuttavia ineluttabile.

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Da Tai Fautrero:

“”L’incanto vivo del passato piemontese”

Un romanzo avvincente e poetico, una storia d’amore che segue il Piemonte e la Torino del secolo scorso con passione e affetto. Da consigliare a chi ama il Piemonte, Torino e il suo cuore pulsante, il centro storico proprio a un passo dal Duomo, dove un tempo si custodiva la Sindone. Dopo questa lettura, guarderete anche una stella con altri occhi, quelli dei protagonisti, Rina e Toni.

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Da Mauro Poma:

Un bel romanzo che dona al lettore un delicato e affettuoso affresco di tempi passati. La vicenda, ispirata dalla storia della propria famiglia, ha consentito all’autrice di condurre il lettore attraverso il periodo storico, che si snoda tra fine ottocento ed inizio novecento, rievocando i fatti salienti della storia piemontese ed in particolare quelli della città di Torino. Il rigore storico con cui il romanzo è stato scritto è testimoniato dai molti e puntuali riferimenti che si trovano sparsi nel testo, rendendolo una lettura utile ed interessante. Una storia gradevole, mai noiosa, presentata tramite una vicenda misteriosa che rende avvincente la lettura. I personaggi sono schietti e mai banali, figli di quella cultura contadina di cui traggono origine. Molto apprezzabile la scelta di introdurre nel testo alcune fotografie d’epoca che contribuiscono a rendere il clima, storico e sociale, in cui la vicenda si svolge. Concludendo un romanzo divertente per una lettura rilassata ed istruttiva.

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Da Piercarla Negro:

finalmente sono riuscita a finire di leggere il tuo ultimo libro. Ti devo dire che l’ho trovato molto bello, con un intreccio incredibile tra spunti reali e fantasia che rendono avvincente la storia, triste, ma piena di umanità e forza di vita. Brava! Come sempre.

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Da Giovanna Ricardi:

Bellissimo, delicato e coinvolgente affresco che avvince e stupisce.

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Da Fabrizio Regoli:

“Per chi ama la Storia e le Tradizioni di Torino”

Ho apprezzato le vicende storiche narrate con cura e suspence in questo romanzo tutto piemontese e torinese. Una lettura che non è solo svago ma anche insegnamento e recupero delle tradizioni di un mondo che sembra passato ma che è ancora vicino.

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Da Franca Ceresa:

Gentile signora, questa notte ho terminato Refoli di vita regalatomi (con dedica dell’autrice) dall’amica Oretta Arnaud. L’ho letto tutto d’un fiato! Mi è  piaciuto molto e soprattutto il carattere e la figura di Caterina.

Giovedì pomeriggio sicuramente leggerò  due pagine al corso di scrittura autobiografica che tengo all Uni3 di Cambiano per stimolare i ricordi. Quest’anno siamo alla fine  ma eventualmente il prossimo anno sarebbe disponibile a venire una volta a raccontare la sua esperienza di biografa/scrittrice?

Ancora complimenti e… grazie

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