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...scritto il 21 Feb 2009

Benvenuti

Finché si è capaci di sognare

la felicità può esistere

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...scritto il 17 Feb 2009

… Anche scrivendo…

                       

 

       

 

 

...scritto il 16 Feb 2009

Da “I colori del silenzio”

Prefazione di Claudio Ozella

Quali sono i colori del silenzio? Ce li svela Luciana Navone Nosari in un libro che è una rapsodia toccante e commovente di colori, sentimenti, sensazioni, vite. Riprendendo i personaggi di “Profumo di tiglio”, l’autrice non è caduta nella trappola accattivante della riproduzione seriale e rassicurante di effetti narrativi collaudati e stereotipati ma, invece, si è rimessa in gioco, riunendo in un solo romanzo una pluralità di temi, cesellati con perfezione pittorica in protagonisti vivi, coinvolgenti nel loro cadere, rialzarsi, lottare, piangere e amare. Il silenzio stesso assurge al ruolo di protagonista dai mille volti: simultaneamente specchio dell’anima, complice, nemico, testimone, interlocutore, in un gioco delle parti guidato con mano sapiente dall’autrice, grazie a una scrittura che può avere la dolcezza vellutata di una carezza, o l’incisività severa e tagliente di un bisturi liberatorio che incide la piaga venefica di verità nascoste sotto la coltre del tempo. Luciana Navone Nosari, infatti, ha scritto un thriller dei sentimenti che s’intreccia mirabilmente con la saga familiare, che non risparmia colpi di scena inaspettati, rivelazioni spiazzanti, in un crescendo teso ed emotivamente intenso, che cattura menti e cuori, trascinandoli e avvincendoli fino alla fine. L’autrice ha arricchito la narrazione con squarci di autentica poesia, in cui interiorità umana e natura si compenetrano, in un dialogo profondo e intenso, che si prolunga nel e verso il cielo, alla ricerca della stella più remota, la propria anima. Luciana Navone Nosari, ancora una volta, è riuscita a creare un’alchimia perfetta di prosa e poesia, riunendo e amalgamando generi letterari diversi, di cui è riuscita a distillare gli elementi migliori in un romanzo ricco, potente, che fonde insieme avventura e indagine dei sentimenti in tutte le loro sfaccettature, ritratte con tratti multicolori toccanti e commoventi sull’arazzo del silenzio.

...scritto il 15 Feb 2009

“Donna è…”

Da <<Il nostro Tempo>> del 6 dicembre 2015

I tredici racconti che compongono l’ultimo libro di Luciana Navone Nosari Donna è… sono lo stadio ulteriore di un’evoluzione continua dell’autrice già presente nelle opere precedenti, siano esse poesie o romanzi. I racconti, infatti, sono cesellati da una scrittura solida, sicura nel padroneggiare le diverse sfumature intellettuali, spirituali, umane e psicologiche che costituiscono l’universo femminile, amalgamandole in diverse soluzioni stilistiche, in una sintesi armoniosa e avvincente, che conquista i cuori e le menti di lettrici e di lettori perché nascono in un’ottica di compenetrazione e comprensione tra uomo e donna o, almeno, tra gli esponenti più sensibili e intelligenti dei due sessi. L’autrice, infatti, evitando la trappola di stereotipi, luoghi comuni e falsi conformismi, dà una visione a trecentosessanta gradi della donna per quello che è in rapporto a sé, agli uomini, alla società, alle altre donne, alla natura, alla religione, alla spiritualità e alla Storia illuminandone virtù, vizi, lati in luce, lati in ombra, miserie e nobiltà. In questo senso, è esemplare il racconto che apre la serie, La cartomante, in cui una moglie sospettosa innesca un pirandelliano gioco delle parti che sfocerà in un finale beffardo e crudelmente ironico. Le due querce è un inno struggente e commovente al coraggio della donna, scolpito su un diario, che raggiunge vette di pura poesia: la protagonista, infatti, dopo aver abbracciato l’Eden nella sua essenza terrena e divina, ne è insidiosamente scacciata da una serpe lignea e insidiosa che sarà sconfitta dal frammento di divino che lei conserva nel suo cuore e che la sosterrà vincente e trionfante, nel passaggio dalla vecchia alla nuova vita. In Firmata… per sbaglio, il proprio nome, tanto detestato dalla protagonista, sarà invece la sua salvezza quando è coinvolta, suo malgrado, in un intrigo pericoloso; un racconto che miscela perfettamente tensione e ironia, racconto poliziesco e d’azione. Lettera a due amiche riprende e rielabora lo stile epistolare, narrando come la protagonista, in seguito alle vicissitudini in cui incorre a causa del battesimo di una nipotina, del primo giorno di scuola dell’altra e di due“rilassanti”giorni a Roma, scopra in chi risieda la vera amicizia. A proposito di congiuntivi è un racconto proustiano della memoria che serve alla protagonista a imparare come ostinarsi su un dettaglio possa deviare, e non sempre per il meglio, il proprio destino. Il palazzo d’epoca è un superbo incontro tra Ibsen e Pirandello, in cui l’amore totalizzante e totalitario di una donna, spinto fino all’annullamento di sé, la trasforma, dopo un’atroce scoperta, in un’erinni spietata, traboccante d’odio. L’uniforme bianca è un racconto nato dall’incontro tra gli elementi migliori della narrativa romantica e di guerra, in cui quest’ultima dalle sue atrocità genera un amore grande, eterno, assoluto, che le difficoltà affrontate rendono più forte, puro e indissolubile, suggellato da un finale toccante e commovente che muta un addio in un arrivederci tenero e delicato. Finalmente tutti d’accordo, un divertente ritratto familiare, mette in luce il provvidenziale senso pratico delle donne. E il telefono squilla… utilizza la tensione del thriller e sequenze dalla dinamica cinematografica per affrontare un tema tragicamente attuale, le molestie contro le donne. L’inferno quotidiano della protagonista è scandito dagli squilli ossessivi del telefono, che la trascinano in progressivi gironi infernali da cui uscirà verso la luce, con un inaspettato rovescio del gioco. L’autrice, in Fedeltà… sempre?, con un uso sapiente di umorismo e ironia dimostra che la coerenza mal interpretata può portare a scelte assurde, come la protagonista del racconto scopre a sue spese. Fra la gente… è un ottimo esempio di fusione tra narrativa e sociale: la protagonista, infatti, nel percorrere luoghi, quartieri e contesti diversi vede delinearsi davanti agli occhi la planimetria vivente della società nei suoi chiaroscuri, illuminati di speranza, però, dal caleidoscopio della maternità in tutte le sue sfaccettature, rilucente di vita e amore autentici. La scelta, il dialogo tra la protagonista e una suora di clausura sulla scelta di quest’ultima, è un aprirsi al divino e al mistero che pervadono la vita, e la risposta al finale spiazzante e inatteso, forse, è scritta nel cuore, a volerlo ascoltare. Conclude la serie dei racconti Quando si metteva il cotone sulle punte, un amarcord dolce-amaro sul “quando eravamo bambine”, dai toni felicemente felliniani, che non si pietrifica nel passato ma ne coglie i semi più preziosi per trapiantarli nel futuro, nella convivenza traboccante di vita dell’antico pino e del giovane abete.

Luciana Navone Nosari è riuscita a comporre un arazzo multicolore di vite, storie, destini attraversato da una polifonia di suoni, profumi, colori, che rendono foreste, città, quartieri protagonisti, e specchi che riflettono la pluralità dei caratteri femminili, e il loro effondersi tra terra e cielo, tra luce e tenebra.

Claudio Ozella

...scritto il 14 Feb 2009

“Stelle di carta”

di Claudio Ozella

Stelle.

Stelle che guidano verso la giusta via, stelle di carta illusorie, che ingannano e bruciano alla fiamma della realtà, stelle che confortano e rivelano a se stessi, meteore che deviano e modificano esistenze, sono le protagoniste del nuovo e intrigante romanzo di Luciana Navone Nosari, “Stelle di Carta”, scandendo vite e sentimenti dei protagonisti…

L’Autrice ha scritto il suo libro più maturo e impegnativo, riunendo in un arazzo multicolore gli elementi migliori di poesia, romanzo giallo, di formazione e sociale. La narrazione è fluida, penetrante, vigorosa, mai eccessiva, alternando dramma e frammenti di commovente dolcezza poetica. Torino e Parigi si elevano come protagoniste, nei rispettivi chiaroscuri intriganti e coinvolgenti, in cui si specchia l’interiorità degli altri personaggi, che siano principali o minori, comunque sempre significativi e rilevanti. Sopra tutti, lo sguardo enigmatico, risplendente di mistero, delle stelle.

...scritto il 26 Dec 2008

“Bagliori”

di Claudio Ozella

Che cos’è un bagliore? Un lampo, una luce intensa che illumina, sia pur per un momento, vite, persone, emozioni, sentimenti, sensazioni, pensieri, sussurri di piante, animali, venti, piogge, onde, fiocchi di neve. Segnali e carezze di terra e di cielo, frammenti di divino svelati in un attimo, mistero rivelato da un soffio di vento, che strappa la benda che oscura il cuore.

“Bagliori” l’ultimo libro di poesie di Luciana Navone Nosari, è esattamente questo: una cattedrale che ha le sue fondamenta in terra e le sue guglie in cielo. Versi tersi, lucenti, profondi nella loro apparente semplicità, scritti intingendo la penna nell’inchiostro azzurro dell’amore e in quello cupo e buio del dolore, facendo risplendere la vita, la natura, il divino, il bene, il male, in una fantasmagoria d’immagini, visioni, suoni, profumi, colori che ammaliano e seducono il lettore, in una catarsi di gioia e pianto che non dà quartiere, ma purifica il cuore e l’anima. L’autrice ha diviso il libro per temi (vento, infanzia, amore, vita, emozioni per citarne alcuni) ma, in realtà, essi sono profondamente intrecciati, in un gioco di rimandi musicale e armonioso, privo di smagliature o di artifici stilistici, letterariamente piacevoli ma sterili e vuoti come il “cuore di latta” protagonista di “Scintille” su cui emozioni e sentimenti scorrono indifferenti e inavvertiti come pioggia sul vetro. Il cerchio della vita è illuminato in tutte le sue sfaccettature; come lo sguardo estatico e primigenio del bimbo che vi si affaccia in “Giochi nel fuoco”,  o la generosità gravida di vita e di speranza donata agli altri, nonostante l’approssimarsi implacabilmente veloce della fine, mirabilmente ritratta in “A un ragazzo di vento”, la vita di un uomo letta sulle rughe del suo viso, geroglifici grondanti sentimenti, passioni, emozioni in “Rughe”.  Il coraggio di vivere cavalcando un destriero di vento, superando ostacoli, cadendo, rialzandosi, ma sempre vivendo e lottando, approdando, infine, a un porto di pace, insieme al lettore, che cavalca i versi con gli occhi e con il cuore, in un’estasi di vita che lo conquista e lo resuscita, in “La strada dell’uomo” e in “Il fiume della vita”. L’autrice, però, illumina anche il lato oscuro della vita, il fardello di amori finiti, le lacrime che stagnano nella palude del rimpianto, il frantumarsi dell’anima sotto i colpi spietati e imprevedibili della mala sorte, senza assumere lo sguardo del giudice, ma di un angelo compassionevole che insegna come il male più terribile possa essere sconfitto dal fiore della vita e che un incontro può essere un nuovo inizio, che riscatta gli errori del passato, con parole dolci e forti, respiro di madre sul cuore piagato di un figlio.  “Francesco” e “Preghiera” sono un inno alla fede autentica, pura, incondizionata, che sgorga dal cuore come un torrente in primavera e abbraccia terra e cielo su una montagna-cattedrale, dove il sorriso di Croce  incontra l’amore infinito di Dio. La natura e gli elementi, del resto, non sono delle  pure cornici che abbelliscono i versi; sono, invece, degli autentici protagonisti che risvegliano negli esseri umani la capacità di cogliere frammenti del divino come emerge in “Vento di stelle” o l’essenza stessa della vita, nel suo alternarsi di gioie e dolori, perfettamente descritto in “Vento di vita”.  L’infanzia stessa è affrontata senza retorica e sdolcinature stucchevoli, ma colta nel suo dispiegarsi di energie, spensieratezza, voglia di vivere, armonia con la natura, dove s’incontrano i cuccioli degli uomini e degli animali, uniti nello stesso Eden di gioia e d’innocenza, descritto con efficacia in “Cinguettii  (non ci sono differenze) ”. 

Luciana Navone Nosari è riuscita a rielaborare temi, forme, strumenti della poesia romantica secondo uno stile originale e personale, attualizzandone i contenuti, senza indulgere in stereotipi, ma con una ricerca profonda e a tratti, si percepisce, anche molto dolorosa. In particolare, l’autrice non si pone sul piedistallo del vate al di sopra della vita e dell’umanità, guardandole con altezzoso distacco. Lei, invece, è una poetessa francescana con sfumature leopardiane. In comune con Leopardi è senza dubbio la partecipazione alle sorti dell’umanità, l’idea di solidarietà umana attiva che affronta le difficoltà della vita, partendo dall’io per arrivare al noi, in un’unione che è accettazione autentica e non retorica dell’altro da sé, come “L’Unione” e “L’incontro” sottolineano efficacemente. L’elemento francescano, che pervade tutto il libro, unisce cielo e terra, in un abbraccio fraterno e non mortale.

Luciana Navone Nosari è riuscita sia dal punto di vista dello stile, sia dal punto di vista dei contenuti, a sintetizzare nei suoi versi tradizione e modernità, in un libro che è uno sguardo appassionato sul mondo, e non una fuga dal mondo.

 

...scritto il 26 Dec 2008

“La luna storta”

Chi è “L’uomo dagli occhi di cristallo”, e che cosa c’entra con “LA LUNA STORTA”?

C’entra, nel senso che fa parte di questa antologia “noir”. Come ne fa parte la giornalista torinese che insegue un mistero legato agli occhi di un uomo, che ricordano il cristallo… E non si accontenterà di indagare a Torino, ma si sposterà a Parigi dove, sotto il Sacré Cœur… A questo punto mi fermo, perché si tratta di un “giallo”. A proposito, l’ho scritto io…

Ma io, che cosa c’entro con IVAN LA SORSA?

C’entro eccome, nel senso che sono un suo tredicesimo.

...scritto il 26 Dec 2008

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...scritto il 25 Dec 2008

I due volti di “Viola di vento”

di CLAUDIO OZELLA

Il dolore può presentare due volti: quello della rabbia, del risentimento, della disperazione e dell’odio che porta a chiudersi in sé e ad allontanare le altre persone. L’altro volto è di  un’opportunità, per quanto dura e dolorosa, di evolversi come persona, scoprendo una nuova strada per sé, più ricca e positiva di quella precedente, e un nuovo incontro con gli altri fondato sull’ascolto e la solidarietà…  

...scritto il 24 Dec 2008

Specchi di ghiaccio alla Feltrinelli

 

Il 9 dicembre 2008, alle ore 18, nella ‘Sala arte’ della Feltrinelli di piazza CLN a Torino, viene presentato Specchi di ghiaccio con la partecipazione di Fabrizio Florian dell’Ananke edizioni. La presentazione sarà accompagnata dalla lettura di alcuni brani.
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...scritto il 23 Dec 2008

Da La Stampa

Da <<La Stampa>> dell’8 agosto 2008

di GIOVANNA CARNINO

Il freddo e la passione. Il segreto e la verità. Si svolge a Torino, nei giorni ‘magici’ dell’Olimpiade 2006 «Specchi di ghiaccio», terzo romando della scrittrice torinese Luciana Navone Nosari…

«Questo libro – chiarisce la scrittrice, anche pittrice e poetessa – mi è stato ispirato da Torino, barocca e misteriosa, nei giorni delle Olimpiadi. Della città amo le vecchie case, gli interni segreti e su tutti piazza Maria Teresa…

 

La Giuria del Premio Letterario “Arte Città Amica” – giunto alla quinta edizione – ha voluto segnalare alcuni autori. Tra questi, si è distinta Luciana Navone Nosari con Specchi di ghiaccio.
 
 
...scritto il 18 Dec 2008

Intervista a Luciana Navone Nosari

di LOREDANA LIMONE

Da cosa è stato ispirato il delitto di Giulio Federici?

Si è trattato di un’idea nata nel procedere della stesura, in quanto il romanzo è nato come storia di amicizia. E’ difatti questo sentimento che emerge in ogni pagina prevaricando addirittura, a mio avviso, le vicende della trama…

Cosa ti ha sorpreso di più scrivendo questo romanzo?

Riuscire a cogliere, con palpitazione e meraviglia, la sensazione che il profumo del tiglio mi ha ispirato… Con le emozioni che ha suscitato, insieme alle fragranze che si trovano in molte pagine del libro, ha rinsaldato vecchi legami e ne ha creati di nuovi, dando inizio a una gara di solidarietà che porterà al trionfo delle emozioni…